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mercoledì 28 maggio 2014

Matthieu Ricard: Il gusto di essere felici. Lezioni dall'uomo più felice del mondo.

Gipi, Una Storia

Tutti vogliono essere felici.
Che questo proposito sia perseguito in maniera naif, inconscia o meno, sono sicuro che molti di noi occupino parte della propria giornata cercando di sentirsi felici e realizzati. Ma, oggi mi chiedo, cosa vuol dire essere felici?

Matthieu Ricard è un ex genetista francese fattosi monaco buddista nel 1978. Ha scritto svariati libri sulla felicità e sugli strumenti per ricercarla. Ne Il gusto di essere felici, ad esempio, esamina varie strategie per capire cos'è la felicità, cosa rappresenta per noi e come preservarla e renderla duratura.
Ha inoltre partecipato, assieme ad altri monaci, ad alcuni test svoltisi in università americane, come l'università del Wisconsin o quella di Berkeley, che avevano lo scopo di studiare le aree del cervello più attive durante la meditazione dei monaci, per registrare i livelli di attività cerebrale di persone per definizione felici e rilassate. Perché gli scopi indiretti dell'atto della meditazione sono quelli di raggiungere uno stato di pace ed equilibrio che può definirsi uno stato di benessere, di felicità. Da questi test, che non hanno sicuramente pretesa d'universalità, Ricard è emerso come l'individuo con il più alto livello di attività nelle zone del cervello collegate a sensazioni di compassione, distensione e positività. Per questo è a volte definito come "L'uomo più felice del mondo ".

Matthieu Ricard quindi rappresenta di certo una voce autorevole in questo campo. Troviamo traccia delle sue teorie nel famoso discorso ai TED Talks del Febbraio 2004 dove espone alcuni dei propri pensieri e delle proprie esperienze.

Ricard si chiede: cos'è la felicità?

Bene, che cosa può essere la felicità? E felicità, naturalmente, è una parola così vaga, così la chiamerò ben-essere. Così, io credo che la migliore definizione, come nella visione del Buddismo, sia che il ben-essere non è solo una semplice e piacevole sensazione. E' un profondo senso di serenità e di completezza, uno stato che continuamente pervade e sottende tutti gli stati emozionali e tutte le gioie e i dolori che possono arrivare. Questo, per voi, potrebbe essere sorprendente. Come è possibile avere questo tipo di ben-essere mentre siamo tristi? E perché no? Perché noi stiamo parlando di differenti livelli.

 Il benessere è dunque, secondo Ricard, non una semplice sensazione ma uno stato profondo e complesso che deve porsi da base alle emozioni contingenti e quotidiane. Per spiegarlo fa l'esempio delle onde che increspano la superficie del mare:

Guarda le onde quando arrivano sulla terra. Quando sei sul basso dell'onda, batti sul fondo. Sbatti sulle dure rocce. Quando sei in cima alla cresta, sei tutto esultante. Così vai dall'entusiasmo alla depressione, non c'è profondità. Ora, se guardi in alto mare, potrebbe essere bello, un oceano calmo come uno specchio. Potrebbe esserci una tempesta, ma la profondità dell'oceano è comunque li, non cambia. Bene, come accade ciò? Come può fissarsi uno stato dell'essere e non una continua fugace emozione o sensazione?

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Come creare dunque una sensazione di benessere generale, slegata dalle emozioni di gioia istantanee e per questo deludenti perché destinate ad esaurirsi dopo istanti? Come creare una sensazione duratura e per questo sana e robusta?

La risposta secondo Ricard risiede dentro di noi, al nostro vero interno:

E così quando qualcosa va male noi cerchiamo di trovare al di fuori la soluzione, ma il controllo del mondo esterno è limitato, temporaneo, e spesso illusorio. E ora guardiamo alle condizioni interne. Forse che non sono queste le più forti? Non è la mente che ci traduce le condizioni esterne in felicità o sofferenza? Non è questa la più forte? Sappiamo per esperienza, che possiamo essere in un piccolo paradiso e dentro di noi essere totalmente infelici.

Ed il modo di eliminare quest'infelicità di cui parla è uno solo: ovvero lavorare sulle nostre emozioni negative, cercando di favorire la nascita spontanea di sensazioni che ci rendono migliori. Perché secondo Ricard la nostra coscienza è un'entità plasmabile, che non può provare due emozioni opposte nello stesso momento:

Tu non puoi, con lo stesso gesto, stringere la mano e dare un pugno. Questi sono gli antidoti naturali per le emozioni che sono distruttive per il tuo stesso benessere interno. Questa è la strada per procedere. La gioia al posto della gelosia. Il senso di una profonda libertà interna al posto del senso intenso ed ossessivo di possesso. Benevolenza e bontà contro l'odio. Ma naturalmente, ogni emozione ha bisogno del suo particolare antidoto.

E poi presenta un utile tecnica contro la rabbia e in genere per gestire queste emozioni negative:

Dobbiamo guardare la rabbia per quello che è, ci sembra molto minacciosa come le nubi di un monsone o di un temporale. Ma se pensiamo di essere seduti sulla nube, dentro la nube, se possiamo andare li è solo nebbia. Come se guardi nel pensiero della rabbia, e svanirà come la brina in una mattina di sole. Se tu fai questa cosa più e più volte, la propensione, la tendenza per la rabbia di manifestarsi ancora comincerà a diminuire ogni volta di più fino a dissolversi. E alla fine, anche quando può risorgere, sarà solo per attraversare la mente come un uccello attraversa il cielo senza lasciare alcuna traccia. Questa è la principale formazione per la mente.

La meditazione e la ricerca di emozioni positive sono lo strumento per la ricerca della felicità. Allenare la nostra mente a provare emozioni che ci rendono migliori è l'unica maniera per trasformare il benessere in uno stato duraturo e comprensivo, che ci accompagna in ogni momento della vita. Lo scopo è quello di trasformare la mente per entrare in un nuovo stato emotivo:

La trasformazione della mente, questo è il vero significato della meditazione. Significa prendere l'abitudine ad un nuovo modo di essere, un nuovo modo di percepire la realtà che è più di un semplice adeguarsi alla realtà, è un interdipendenza, con un continuo flusso di trasformazione con il nostro essere nella sua consapevolezza.

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