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venerdì 9 maggio 2014

Il vantaggio di essere se stessi.

©Stephen Shore



Oggi vi racconto una storia, la storia di un ragazzino che voleva essere qualcun altro.
Elia è un bambino serio, disciplinato. Rincorre gli altri allo stesso modo in cui segue le regole. Deferente. Si tormenta pensando troppo a quello che ha da dire. Ci si arrovella proprio. E quando trova quel qualcosa e sa che è il momento, lo dice con tanta di quella foga, che poi non riesce a dirlo proprio. Sul serio. Balbetta in maniera inconsulta. Sputa tutto e diventa paonazzo, con le vene sul collo che pulsano. Gonfio.
La storia di Elia è la storia di un bambino che vuole piacere ed assecondare gli altri. Vuole integrarsi ed essere amato. E questo, forse, proprio perché non può. Perché quando sei dentro qualcosa e non sai di esserci dentro, non ti accorgi dei tuoi tentativi che sono ridicoli, che sono goffi e maldestri. Se pensi di voler entrare in qualcosa, è perché, spesso, sei lì fuori da solo, lontano dalla felicità che tutti sembrano condividere.
Elia ha le lentiggini, che macchiano il suo viso innocente, come le ferite dell'indifferenza degli altri.
Elia è un bambino che non sa che, se speri che qualcosa accada, questa di te se ne infischia. Se speri che qualcosa ti insegua accorgendosi di che essere fantastico tu sia, be', puoi morire nell'attesa.
La verità è che Elia, per quanto è stato respinto, ha paura ad essere sé stesso, pensa di far male a comportarsi come fa. Anche a parlare come deve, come se fosse riprovevole.
Elia cammina sui cornicioni, sui rami degli alberi dove dondola come se fosse appeso ad un'altalena. E, lì dove nessuno lo vede, può anche piangere ogni tanto. E chiedere che qualcuno si accorga di lui.
Sulle ringhiere scrostate, tra fiori di metallo e gerani, guarda il vuoto colorato di sassi, pietre e asfalto, e i gatti che camminano dove lui non può, lì sulle tegole dei palazzi.
Certe volte vorrebbe cadere per sapere che cosa si prova ad essere amati. Perché la caduta ed il disprezzo sono gli unici mondi che conosce.

E, se io lo conoscessi, ecco cosa gli direi: Sai, mio bel bambino, cosa cambia nel non aver più paura di essere se stessi? Nulla, in fondo, perché tu sei comunque te stesso, anche ora, mentre fingi di essere qualcun altro. La verità è che non puoi cambiarti anche se insisti per cent'anni. L'unico sollievo è fregarsene. Perché, se te ne freghi, puoi non darti tutta la colpa; può darsi che da qualche parte ci sia qualcuno adatto a te. E se, passando da un cornicione, guardi giù e ti piacerebbe saper volare, non lo fare, perché ho io per te l'antidoto. Qualcuno una volta ha detto che un uomo con una forte vita interiore basta a se stesso. E io ti dico: basta a te stesso, trova gli altri perché lo vuoi e non perché ne hai bisogno. Vola con la mente e non con i piedi. Quelli, tienili ben saldi a terra. Tocca prima la terra e da lì salta più in alto che puoi. E per finire poi, ti do altri tre consigli, che sto scrivendo un po' dovunque, nel caso anch'io mi dimenticassi di seguirli:
# Basta non dire;
## Basta omettere;
### Basta nascondersi;
Perché, ricordati che, essere se stessi è sempre un vantaggio.

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