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domenica 4 maggio 2014

Il segreto per la felicità, il flusso.


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Mihaly Csikszentmihalyi (Fiume, 1934) è uno psicologo ungherese, attivo da anni negli Stati Uniti con vari gruppi di ricerca sulla "psicologia positiva", che studia gli aspetti della psiche legati ad ottimismo, creatività, motivazione e responsabilità. Nell'ambito di questi studi, per il suo particolare tipo di background personale, si è interessato principalmente agli aspetti che riguardano l'origine della felicità e, in generale, di come prolungare questa sensazione di benessere negli individui.
La domanda a cui oggi proviamo a rispondere è: come essere felici e soddisfatti rispetto a quello che facciamo e alla vita che stiamo vivendo?

La ricerca di Csikszentmihalyi ha origini abbastanza datate, ma i suoi risultati non lo sono minimamente: circa quarant'anni fa iniziò a guardarsi in giro leggendo gli studi già pubblicati sul'argomento, che sostanzialmente analizzavano la relazione che intercorreva tra ricchezza e felicità. E questi risultati, ritenuti validi anche al giorno d'oggi, sostenevano che oltre un certo dato ammontare di dollari in più rispetto alla soglia di sopravvivenza, la "quantità di felicità" delle persone non sembrava aumentare se aumentava la ricchezza disponibile. Cioè le due variabili non erano correlate: l'assenza di ricchezza contribuiva all'infelicità, mentre la sua presenza non rendeva felici.

Così, il punto di partenza era stabilire qual era, nella normale giornata di ognuno, il momento esatto e le circostanze in cui ci si sente veramente felici, e quali sono le condizioni che determinano questa felicità.
Il suo studio si rivolse in prima istanza agli artisti, e questo perché alcuni di loro decidono volontariamente di dedicare la propria vita al raggiungimento di un obiettivo, e ritenerlo degno a dispetto della fama e del riconoscimento. Stava cercando di capire perché per essi valesse la pena di dedicare la propria vita ad uno scopo, non aspettandosi nulla di tangibile in cambio. Cosa sperimentavano?

Per spiegarlo ricorriamo al concetto di "estasi" alla maniera dei greci, concetto che è passato ad indicare uno stato mentale in cui ci si sente parte di una nuova realtà, al di fuori di quella consueta e a cui siamo abituati. Gli artisti, al momento della creazione, sperimentano spesso una sensazione di questo tipo, che Csikszentmihalyi descrive così:

Allora, quando un individuo è totalmente assorto in questo processo, estremamente coinvolgente, nel quale si crea qualcosa di nuovo, come fa quest'uomo, non rimane abbastanza attenzione per pensare a come si senta il proprio corpo, o ai propri problemi a casa. Non ci si può nemmeno render conto di aver fame, o essere stanchi. Il nostro corpo scompare, la nostra identità sparisce dalla sua coscienza, perché non abbiamo a disposizione abbastanza attenzione, nessuno di noi, per fare veramente bene qualcosa che richiede molta concentrazione ed allo stesso tempo sentire di esistere. Pertanto l'esistenza è temporaneamente sospesa. Lui dice che sembra che le sue mani si muovano da sole. Ebbene, io potrei guardare le mia mani per settimane, e non proverei nessuno stupore o meraviglia, perché non so comporre.

Una sensazione di concentrazione ed assorbimento totale in ciò che stiamo facendo, che ci rende totalmente distaccati dalla realtà circostante, distratti, incapaci di percepire la presenza del nostro stesso corpo. Egli da a questa sensazione il nome di Flusso - Flow - e lo ritiene il punto più alto raggiungibile nell'esperienza di un qualunque tipo di attività, il più alto insieme di sensazioni che ci dice veramente se qualcosa ci piace o meno.
Il flusso rappresenta l'insieme di sensazioni che permette ad una persona di sentirsi realizzata e completamente piena, uno stato che ci permette di non voler chiedere altro. Pensate a quante volte vi siete divertiti davvero non pensando al tempo, alle occupazioni o a tutte le cose da fare, pensate alle cose che davvero vi fanno scordare chi siete, quelle che fanno volare il tempo in un battito. Allora saprete di cosa sto parlando.
Il punto successivo nella ricerca fu quello di capire questo flusso e cercare la maniera di replicarlo. Intervistarono quindi, in varie parti del mondo, circa 8000 persone, dalle condizioni sociali più diverse, che sostenevano di amare quello che facevano. Ciò che emerse fu, non soltanto una comunanza tra tutti loro di questa specie di stato, ma gli studiosi furono anche in grado di derivare delle condizioni comuni a tutti mentre sperimentavano il flusso:

Ed a prescindere dalla cultura, a prescindere dal livello di istruzione, esistono sette condizioni che sembrano esser presenti quando qualcuno si trova in un'esperienza di flow. C'è una concentrazione che, una volta che diviene intensa, conduce ad un senso di estasi, un senso di chiarezza, si sa esattamente cosa si vuol fare ad ogni determinato momento, e si ottiene una risposta immediata. Si sa che ciò che si deve fare è realizzabile, sebbene difficile. Si perde il senso del tempo che scorre, ci si dimentica di sé e ci si sente parte di qualcosa di più grande. Una volta che queste condizioni si verificano, quello che si sta facendo vale la pena di essere fatto per il gusto di farlo.
Un senso di chiarezza che porta ad una serie di decisioni immediate a breve frequenza l'una dall'altra, la sensazione di potere fare qualunque cosa, il tempo dilatato e, su tutto, la sensazione di realizzazione totale, di sentirsi compiuti.
Il punto ora è: come poter riempire la nostra giornata di un numero sempre maggiore di flussi?
Io ci sto provando, e Voi?


(Clicca qui per ascoltare il discorso intero di Mihaly Csikszentmihalyi ai TED talks
via TED.com)

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