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martedì 6 maggio 2014

Come la scuola uccide la creatività

Bambini creatività

Sir Ken Robinson è un autore, professore, oratore e consulente nel campo delle arti e della creatività per numerose associazioni no-profit, enti, musei ed università. Le idee esposte di seguito sono tratte dal famoso discorso che tenne ai TED Talks nel 2006, uno sguardo alle sfide che si pongono all'interno del mondo della creatività e dell'educazione e di come sia necessario risolverle.
Picasso una volta disse che tutti i bambini nascono artisti. Il problema è rimanerlo anche da adulti. Io sono convinto che non diventiamo creativi, ma che disimpariamo ad esserlo. O piuttosto, ci insegnano a non esserlo. Dunque perché è così?
I bambini sono creativi, è risaputo. I bambini non hanno paura di dire cosa pensano, di buttarsi, di sbagliare. E' un istinto che si perde crescendo o che ci insegnano a perdere. Siamo terrorizzati dall'errore e dalla non approvazione, dal non essere all'altezza di un certo compito. Di non soddisfare le aspettative. Se hai paura di sbagliare, però, ti attieni al "seminato", a una strada che è segnata ed è più sicura perché è già stata battuta. Pensateci. Come puoi essere creativo in qualcosa, se hai paura? Nei bambini c'è incoscienza e non percezione del pericolo. Ma quale pericolo? Esiste davvero un pericolo nell'essere creativi?

Robinson descrive i sistemi educativi di quasi tutto il mondo come dei sistemi che privilegiano le materie pratiche su quelle artistiche, le materie che fanno ottenere un lavoro rispetto a quelle che sono generalmente ritenute inutili. Sin da piccoli quindi siamo forzati a trascurare le cose che davvero ci piacciono rispetto alle materie che a scuola sono più insegnate:
Il nostro sistema educativo è basato sull'idea di abilità accademiche. E c'è una ragione. Tutto il sistema è stato inventato – in tutto il mondo non c'erano scuole pubbliche prima del XIX secolo. Furono create per venire incontro ai fabbisogni industriali. Quindi la gerarchia è fondata su due idee. Numero uno: che le discipline più utili per il lavoro sono in cima. Voi probabilmente siete stati benignamente allontanati da cose che vi piacevano da bambini a scuola, sulla base che non avreste mai trovato un lavoro facendo quello, no? Non fare musica, non diventerai un musicista; non fare arte, non sarai un artista. Avvisi benevoli – ma ora profondamente sbagliati. Il mondo intero è in subbuglio. E, punto secondo, è l'abilità accademica che oggi domina la nostra idea d'intelligenza, perché le università hanno creato il sistema a loro immagine. Se ci pensate, tutto il sistema della pubblica istruzione, in tutto il mondo, si concentra sull'ammissione all'università. E la conseguenza è che tante persone di talento, persone brillanti, creative, credono di non esserlo. Perché la cosa per la quale erano bravi a scuola non le si dava valore, o era perfino stigmatizzata. E credo che non ci possiamo permettere di andare avanti così.
Se come me ci siete passati attraverso, saprete quanto, eccetto per alcuni ambiti, la laurea non costituisca più  un'assicurazione per il futuro, il lavoro certo, e cose del genere. Mi sembra che quello che conta sia sempre più quello che vuoi e chi sei. Ma come possiamo capire chi siamo, se non assecondiamo le nostre inclinazioni? In un mondo del genere anche un'abilità ritenuta inutile può fare la differenza, e Robinson a proposito di ciò, racconta la storia di Gillian Lynne, la famosa coreografa di Cats e The Phantom of the Opera, che da giovanissima era una bambina problematica, ritenuta dai propri insegnanti incapace di apprendere, nervosa e disattenta. L'autore dice di lei con un certo humour:
Oggi direbbero che ha l'ADHD [Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività]. Non credete? Ma siamo attorno al 1930 e l'ADHD non l'avevano ancora inventata. Non era una condizione disponibile allora. La gente non sapeva che poteva averla.
Così la madre, preoccupata, la portò da una specialista per un consulto e questo fu ciò che successe:
alla fine, il medico si sedette vicino a Gillian e disse: "Gillian, ho ascoltato tutte quelle cose che tua madre mi ha detto e le devo parlare a quattr'occhi". Le disse: "Aspettaci qua, non ci metteremo molto". E se ne andarono. Ma quando lasciarono la stanza egli accese la radio appoggiata sulla scrivania. E quando erano fuori dalla stanza disse alla madre, "Ora la guardi". E appena se n'erano andati, lei disse, lei era in piedi e si muoveva con la musica. E la guardarono per qualche minuto ed egli disse a sua madre, "Signora Lynne, Gilian non è malata, è una danzatrice. La porti a una scuola di danza". 
Gillian apparteneva a quella razza di persone che non riescono a stare ferme, che per pensare devono muoversi.
Più tardi sarebbe divenuta una delle coreografe e ballerine più di successo della storia del teatro contemporaneo. Pensate a cosa sarebbe successo se il suo medico, anziché "prescriverle" una scuola di danza le avesse dato delle medicine.
La soluzione però non è così ardua o lontana, poiché egli sostiene che la cosa da fare, per vivere in una società più responsabile, equa e socialmente attenta ai propri componenti sia quella di prestare attenzione alla ricchezza delle capacità umane, e ad abbandonare quest'ansia standardizzatrice in ogni ambito:
 Il nostro sistema educativo ha sfruttato le nostre teste come noi abbiamo sfruttato la terra: per strapparle una particolare risorsa.
Concludendo, bisognerà ripensare le fondamenta dei nostri sistemi educativi per permettere ai bambini e ad i nuovi studenti di svilupparsi nella propria interezza per poterli rendere capaci di affrontare il futuro nel migliore dei modi, per il bene dell'umanità.

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