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giovedì 24 aprile 2014

Aldous Huxley: Come si realizza Il Mondo Nuovo.

Mayumi Otero

Illustrazione di Mayumi Otero

"Il tema della libertà e delle forze ad essa ostili è immenso, e quel che io ho scritto è sicuramente troppo breve per rendere a quel tema piena giustizia ; ma se non altro ho toccato molti aspetti del problema. Può darsi che ciascun aspetto risulti un po' semplificato nella mia esposizione, ma i singoli punti, sommandosi formano un quadro che, spero, suggerisca la vastità e la complessità del tema intero.
I capitoli che seguono andrebbero letti tenendo a mente la Rivolta d'Ungheria, e la successiva repressione, la bomba all'idrogeno, il costo di quel che ciascuna nazione chiama la sua "difesa" e le interminabili colonne di ragazzi in divisa, bianchi, neri, bruni, gialli, che marciano obbedienti verso la fossa comune.

Ritorno al mondo nuovo è un saggio di Aldous Huxley , scritto nel 1958, in cui lo scrittore inglese ripercorre i temi del romanzo fantascientifico Il Mondo Nuovo, 1932, riesaminandoli alla luce del dopoguerra e della Guerra Fredda. Huxley esplora varie tematiche: la sovrappopolazione, il controllo delle nascite, la propaganda, il controllo sociale e la disindividualizzazione delle persone in ottica "societaria", ma la preoccupazione che emerge più limpidamente dalle pagine del saggio è rivolta principalmente alla realizzazione nei fatti di ciò che egli aveva descritto in quella che definisce, la sua "favola":

"Nel 1931, quando scrivevo Il Mondo Nuovo, ero convinto che ci fosse ancora tempo, e parecchio. La società totalmente organizzata, il sistema scientifico delle caste, l'abolizione del libero arbitrio mediante il condizionamento metodico, la soggezione resa accettabile grazie alla felicità indotta chimicamente, a dosi regolari, l'ortodossia martellata in capo alla gente coi corsi notturni di insegnamento ipnopedico: tutte cose a venire, certo, ma non nei tempi miei, e nemmeno nei tempi dei miei nipotini.[..]
Ventisette anni più tardi, [..], io sono molto meno ottimista di quel che non fossi quando scrivevo Il mondo nuovo. Le mie profezie del 1931 si avverano assai più presto di quel che pensassi.
[..]
Alla luce delle ultime scoperte sulla condotta animale in genere, e umana in particolare, è chiaro che, a lunga scadenza, il controllo è meno efficace se ricorre al castigo della condotta indesiderata, anziché indurre la condotta desiderata mediante premi; è chiaro che un governo del terrore funziona nel complesso meno bene del governo che, con mezzi non violenti, manipola l'ambiente e i pensieri e i sentimenti dei singoli, uomini donne e bambini.
[..]
Nel mondo immaginario della mia favola il castigo è raro e di solito mite. Il governo realizza il suo controllo, quasi perfetto, inducendo sistematicamente la condotta desiderata, e per far questo ricorre a varie forme di manipolazione pressoché non violenta, fisica e psicologica, e alla standardizzazione genetica.

In questo saggio, successivo a "Il Mondo nuovo ", Aldous Huxley sconfessa alcuni dei metodi autoritari dell'orwelliano Big Brother di 1984, ritenendo che alla prova della realtà essi si siano dimostrati in parte incubi dettati dallo stalinismo, e che non avessero più effettivo riscontro nella realtà. Per quanto l'Unione Sovietica rimanesse un regime autoritario, Huxley riteneva che i nuovi meccanismi di controllo sociale, specie quelli per le classi elevate, non potessero prescindere da una certa forma di compenso ed incoraggiamento. Questo riguarda gli scienziati e chiunque riesca a rendere il suo apporto alla società sovietica insostituibile. Per essere incentivato a raggiungere obiettivi sempre più alti, il regime dava loro una discreta libertà ed autonomia, totalmente negata agli altri nelle classi più basse. Ciò era proprio quello che Huxley aveva descritto nella società stratificata de Il Mondo Nuovo. Gli Alfa e I Gamma come esempi di trattamenti opposti verso persone con qualità opposte. Di questa condizione aveva anche parlato ad Orwell stesso anni prima, in una lettera di ringraziamento per il suo libro appena uscito. (Clicca qui per leggerla).


Steadman, illustrazioni di Animal Farm, George Orwell


Huxley discute inoltre di crisi economica e di come essa inasprisca il controllo sulla società da parte del governo, un tema quanto mai attuale:
Ogni qual volta si fa precaria la vita economica d'una nazione, il governo centrale è costretto ad assumersi nuove responsabilità, per il benessere generale. Deve elaborare nuovi programmi per far fronte alla situazione critica; deve imporre nuove restrizioni alle attività dei soggetti; e se, come è probabile, dal peggioramento delle condizioni economiche consegue agitazione politica, o ribellione aperta, il governo centrale deve intervenire, a tutela dell'ordine pubblico e della propria autorità. In tal modo una quantità sempre maggiore di potere si concentra nelle mani dei dirigenti e dell'apparato statale.

E ancora sul ruolo che le nuove tecnologie, l'avvento dei mass media e della produzione di massa hanno avuto sulle persone:
Noi vediamo dunque che la tecnologia moderna ha portato alla concentrazione del potere economico e politico, e alla formazione di una società controllata (spietatamente negli stati totalitari, pulitamente, nascostamente nelle democrazie) dalla Grande Impresa e dal Gran Governo. Ma le società sono composte di individui e sono buone solo nella misura in cui aiutano gli individui a realizzare le proprie possibilità, e a condurre vita felice e creativa. Ebbene, i progressi tecnologici in che senso hanno agito sull'individuo? Ecco la risposta del filosofo e psichiatra dottor Erich Fromm:
La nostra società occidentale contemporanea, nonostante il progresso materiale, intellettuale e politico, è sempre meno capace di condurre alla sanità mentale, e tende a minare invece la sicurezza interiore, la felicità, la ragione, la capacità d'amore nell'individuo; tende a trasformarlo in un automa che paga il suo insuccesso di uomo con una sempre più grave infermità mentale, con la disperazione che si cela sotto la frenetica corsa al lavoro e al cosiddetto piacere. 
Steadman, Animal Farm.

E corresponsabile di questa "disindividualizzazione" è anche la vita di città, per il fatto che l'individuo assume un ruolo e tende a mantenerlo in rapporto alla sua funzione lavorativa. I rapporti umani si atrofizzano, perdono di significato e ricchezza, le persone "funzionano" senza veramente essere consapevoli di se stesse. E strumentalizzano il divertimento come un qualcosa di dovuto, inserendo anch'esso nella sfera del consumo.
(Come gli uomini de Il mondo nuovo, che imparano fin da bambini ad avere una sessualità libera e a far uso di droghe a scopo ricreativo).
[..] Le vittime veramente disperate dell'infermità mentale si trovano proprio fra gli individui che paiono normalissimi. “Molti di essi sono normali solo perché si sono adattati al nostro modo d'esistenza, perché la loro voce di uomini è stata messa al silenzio in età così giovane che essi nemmeno lottano, né soffrono, né hanno i sintomi del nevrotico”. Non sono normali, diciamo così, nel senso assoluto della parola; sono normali solamente in rapporto a una società profondamente anormale. Il loro perfetto adattamento a quella società anormale è la misura della loro infermità mentale. Questi milioni di individui abnormemente normali, che vivono senza gioia in una società a cui, se fossero pienamente uomini, non dovrebbero adattarsi, ancora carezzano “l'illusione dell'individualità” ma di fatto sono stati in larga misura disindividualizzati. Il loro conformismo dà luogo a qualcosa che somiglia all'uniformità. Ma “uniformità e libertà sono incompatibili. Uniformità e salute mentale sono anch'esse incompatibili... L'uomo non è fatto per essere automa, e se lo diventa, va distrutta la base della sanità mentale”.
E' su questa base che si collocano le nascenti teorie organizzative di Mayo e colleghi. Come fare a riportare all'interno dell'organizzazione le motivazioni e gli obiettivi del singolo? Se gli individui possiedono personalità, aspirazioni, desideri non conciliabili, come fare in modo che essi "performino" al meglio all'interno di un gruppo sociale aziendale?
Rifacendoci al Mondo nuovo, come creare un ingranaggio perfetto di cui le persone siano le parti essenziali, facendo in modo che si impegnino al massimo, allineando tutti i propri sforzi all'obiettivo finale dell'organizzazione? Come creare un termitaio umano o un formicaio?
Ha giustamente osservato William Whyte, nel suo notevolissimo libro, The Organization Man, che al nostro sistema etico tradizionale (in esso l'individuo ha importanza primaria) si va sostituendo un' Etica Sociale. Le parole chiave di questa etica sono: "adattamento", "condotta socialmente orientata", "appartenenza", "acquisizione di capacità sociali", "lavoro di squadra", "vita di gruppo", "lealtà di gruppo", "dinamica di gruppo", "pensiero di gruppo", "creatività di gruppo". Presupposto fondamentale è questo: il complesso sociale ha maggiore importanza delle parti individuali; le differenze biologiche innate debbono sacrificarsi all'uniformità culturale, i diritti della collettività vengono prima di quelli che nel diciottesimo secolo si chiamarono Diritti dell'Uomo.
Nel Mondo Nuovo si era riusciti nello scopo attraverso il condizionamento infantile: i bambini appena in grado di capire, venivano bombardati da messaggi registrati che illustravano la condotta da seguire, il loro ruolo nella società, come dovevano comportarsi, pensare, mangiare, vivere.
Nella società del 1958 tali strumenti non erano ancora pensabili per mille ragioni, ma si iniziava a vedere un uso intensivo della comunicazione di Massa, che tendeva disperatamente ad allinearsi su certi temi stabiliti, ad alterare la realtà presentandola in una maniera che servisse gli scopi di qualcuno.
Non previdero quel che di fatto è accaduto, soprattutto nelle nostre democrazie occidentali: il sorgere di una grossa industria della comunicazione di massa che non dà al pubblico né il vero né il falso,ma semmai l'irreale, ciò che, più o meno, non significa nulla. Insomma, essi non tennero conto d'un'altra caratteristica dell'uomo: il suo appetito pressoché insaziabile di distrazioni.
Distrazioni che già i Romani giudicavano indispensabili per governare il popolo, il famoso detto "Panem et Circenses" è un classico mai troppo vecchio.
Ma questo non dovrebbe aprirci gli occhi? Il fatto che apparteniamo ad una società che garantisce i bisogni primari e anche i secondari e così via, ci obbliga a chiudere gli occhi?
Ahimè, ci siamo scordati la sorte del tacchino. Quando un uccello impara ad ingozzarsi a sufficienza senz'essere costretto a usare le ali, rinuncia al privilegio del volo e se ne resta a terra, in eterno. Qualcosa di simile vale anche per gli uomini. Date all'uomo pane abbondante e regolare tre volte al giorno, e in parecchi casi egli sarà contentissimo di vivere di pane solo, o almeno di solo pane e circensi.
Quindi la scelta è solo nostra, qual è il compromesso che vogliamo accettare:
Per adesso qualche libertà resta ancora nel mondo. Molti giovani, è vero, sembrano non darle valore. Ma alcuni di noi credono che senza le libertà le creature umane non saranno mai pienamente umane e che pertanto la libertà è un valore supremo. Può darsi che le forze opposte alla libertà siano troppo possenti e che non si potrà resistere a lungo. Ma è pur sempre nostro dovere fare il possibile per resistere. 

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