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martedì 25 marzo 2014

Samuel Beckett: l'Amore e l'Ineffabile in Aspettando Godot


Nella scena iniziale di "Aspettando Godot ", Beckett ritrae i due protagonisti, Vladimir e Estragon, mentre bramano la comparsa di questo fantomatico personaggio, contornati da uno sfondo desolato, costituito da un albero striminzito e da una Luna inquietante.

Godot però non appare e nulla si sa di lui. I protagonisti, al contrario, nutrono una cieca fiducia nella necessità della sua comparsa e sul suo potere. Ma chi è Godot? Perchè lo aspettano? Chi sono loro? Esistono davvero? Sappiamo che sono poveri, ma nulla del loro aspetto; la scena è essenziale, svuotata, a rendere paradossale queste due maschere: due voci nel nulla.
Entrambi impersonano l'ineffabile, il non rappresentabile, che per essere rappresentato viene reso nella sua essenza, privato di attributi esteriori e ridotto alla sola voce, al solo dialogo. Dice Beckett stesso in Watt :
[..] "partakes in no small measure of the nature of what has so happily been called the unutterable or the ineffable, so that any attempt to utter or eff it, is doomed to fail, doomed, doomed to fail".
Vladimir and Estragon non riescono a parlare di niente senza trovarsi di fronte ad una massa nera inesplicabile e indescrivibile che li attanaglia dall'interno. Ogni volta che pensano di dover conoscere qualcosa, che si avvicinano alla porta di questa Sfinge di pensiero che incombe su di loro, iniziano a parlare, parlare e parlare, si agitano e piangono fino a che, a un passo da quest'ineffabile abisso, riescono solo ad abbracciarsi disperati.
E Godot non verrà.

Aspettando Godot parla dell'ineffabile e dell'impossibilità della conoscenza. Tra i due si innesta il tema dell'Amore, perchè l'Amore è l'ineffabile, l'amore trascende la ragione, non può essere compreso.
Beckett dipinge due figure con un profondo afflato di desiderio, impegnate in una disperata ricerca, figure senza dio e radici, spaventate a morte da ciò che le circonda. Dalla Luna, dall'albero.
Vladimir ed Estragon sono soli al mondo, ciascuno è l'unica visione dell'altro, l'unica ancora di salvezza. Nel loro amore, in questo mondo irreale, essi esistono, diventano veri perché i loro cuori battono. L'uno per l'altro.
E la tensione della conoscenza riguarda anche questo: cos'è questo loro sentimento, se non qualcosa di cui sono spaventati e non vogliono affrontare? Non possono conoscerlo perchè conoscerlo, razionalizzarlo, vorrebbe dire farlo sparire. E se il loro amore sparisse, loro non esisterebbero più.


VLADIMIR: You must be happy too, deep down, if you only knew it.
ESTRAGON: Happy about what?
VLADIMIR: To be back with me again.
ESTRAGON: Would you say so?
VLADIMIR: Say you are, even if it's not true.
ESTRAGON: What am I to say?
VLADIMIR: Say, I am happy.
ESTRAGON: I am happy.
VLADIMIR: So am I.
ESTRAGON: So am I.
VLADIMIR: We are happy.
ESTRAGON: We are happy. (Silence.) What do we do now, now that we are happy?
VLADIMIR: Wait for Godot. 

Fonti: Wikipedia, The Smart Set

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