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martedì 18 marzo 2014

Jack Kerouac a proposito di Bontà, Auto-illusione ed "Eternità Dorata"



 Foto di Allen Ginsberg


Dalla metà degli anni Cinquanta, Jack Kerouac (12 Marzo 1922- 21 Ottobre 1969, icona letteraria della beat generation assieme ad Allen Ginsberg e a William S. Burroughs, si interessò profondamente al Buddhismo Zen ed in generale alle filosofie orientali. Ciò si nota dando anche solo uno sguardo ai temi dei lavori di quel periodo: esempi sono I vagabondi del Dharma (1958) un On the Road Zen e filosofico, e l'ampio utilizzo nella poesia dell' haiku, metro giapponese prediletto dai poeti buddhisti, di quell'epoca e non.
Era il periodo in cui la cultura orientale iniziava a permeare in modo massiccio una certa sfera della cultura Occidentale, attenta a questo tipo d'influssi. Influssi che insieme a molti altri sarebbero sfociati nel '68 americano e nella cultura Hippie.

Kerouac era venuto a contatto con la filosofia orientale per vie traverse e ne aveva estrapolato il messaggio rielaborandolo in maniera del tutto personale, fondendo Cristianesimo, Buddhismo e il vitalismo naturalistico che gli era proprio, in un tutt'uno originale e sopra le righe.
In una lettera scritta alla sua prima moglie, Edie Kerouac Parker, nel tardo Gennaio del 1957, esplora questi temi in maniera squisita (la lettera è inclusa in un' antologia, non edita in italiano, dal titolo: The Portable Jack Kerouac )

Kerouac scrive:
Ho molte cose da insegnarti, casomai ci incontrassimo, riguardo il messaggio che mi fu trasmesso sotto un pino in North Carolina in una fredda notte di Luna. Diceva che Niente è Mai Accaduto, perciò non preoccuparti. E' tutto come un Sogno. Tutto è Estasi, dentro. Non lo sappiamo a causa delle nostre menti-pensanti. Ma nella nostra vera e felice essenza mentale si sa che tutto va bene per sempre e sempre e sempre. Chiudi gli occhi, lascia che le tue mani e le tue terminazioni nervose si rilassino, trattieni il respiro per tre secondi, ascolta il silenzio all'interno dell'illusione del Mondo, e ricorderai la lezione che hai dimenticato, che ti fu insegnata in un' immensa nuvola della Via Lattea innumerabili mondi fa. E' un'unica e vasta cosa ridestata. Io la chiamo l'eternità dorata. E' perfetta.

Ed ancora, Kerouac considera l'illusione del “sé” solido e reale, mentre contempla la vita e la morte delle montagne:
Non siamo mai veramente nati, non moriamo mai veramente. Non ha niente a che vedere con l'idea immaginaria di un sé personale, di altri sé, molti sé ovunque: Sé è solo un'idea, un'idea mortale. Che ciò che passa in tutte le cose sia una cosa sola. E' un sogno già concluso. Non c'è nulla di cui aver paura, e niente di cui rallegrarsi. Io ho appreso questo guardando le montagne per molti mesi. Esse non hanno mai alcuna espressione, sono come spazio vuoto. Pensi che lo Spazio Vuoto potrà mai sbriciolarsi? Le montagne si sbricioleranno, ma lo Spazio Vuoto, che è la sola universale essenza della mente, il vasto destatore, vuoto e consapevole, non si sgretolerà mai perché non è mai nato.
Conclude la lettera con una delle sue poesie:
The world you see is just a movie in your mind.
Rocks dont see it.
Bless and sit down.
Forgive and forget.
Practice kindness all day to everybody
and you will realize you’re already
in heaven now.
That’s the story.
That’s the message.
Nobody understands it,
nobody listens, they’re
all running around like chickens with heads cut
off. I will try to teach it but it will
be in vain, s’why I’ll
end up in a shack
praying and being
cool and singing
by my woodstove
making pancakes.
(Il mondo che vedi è solo un film nella tua testa/ Le rocce non lo vedono/ Benedici e siediti/ Dimentica e perdona./ Pratica la gentilezza ogni
giorno e con tutti/ e ti accorgerai che sei già/ in paradiso ora/ Questa è la storia./ Questo il messaggio./ Nessuno lo capisce,/ nessuno ascolta, tutti stanno/ correndo come polli con le teste tagliate/ Io proverò ad insegnarlo ma/
sarà vano, così/ finirò in una capanna/ pregando e stando/ bene e cantando/ vicino alla mia stufa a legna/ facendo pancakes.


via 

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