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domenica 22 aprile 2012

Decapitata dai narcos la giornalista messicana Marìa Elizabeth Macìas Castro.



In Messico si muore anche per un tweet: María Elizabeth Macías Castro nel settembre del 2011 è stata decapitata e mutilata per mano degli Zetas, un noto gruppo di narco-trafficanti. Aveva 39 anni ed era caporedattrice del quotidiano Primera Hora. Tutto ciò accade nello stato di Tamaulipas, situato nel Nord del paese al confine con il Texas, precisamente nella città di Colonia Madero. La giornalista, madre di due figli, è stata ritrovata con la testa mozzata e alcuni oggetti rivelatori intorno al suo cadavere: dei tasti di computer, un lettore mp3 e diversi cavi, ed un messaggio, scritto su cartello, che identifica l’omicidio come una rappresaglia per le denunce delle attività criminose espresse dalla vittima attraverso i social media (in particolare Twitter). Con l’omicidio di María Elizabeth Macías Castro, secondo Reportes sans Frontieres, sono 12 gli omicidi di giornalisti messicani dall'inizio dell'anno. Pochi giorni prima, a poca distanza dal luogo del ritrovamento della Macìas Castro, erano stati rinvenuti altri due cadaveri. Appartenevano a due blogger, uccisi per il medesimo motivo: avevano diffuso notizie sgradite ai narcos, attraverso i propri siti internet.

Perché è proprio in rete che corre il pericolo: “I social media stanno riempiendo il vuoto lasciato dalla stampa – spiega Andrés Monroy-Hernández, un candidato messicano al dottorato M.I.T. Media Lab – In diverse regioni del Messico sia la stampa che lo stato sono deboli, mentre il crimine è talmente ben organizzato da rimpiazzare – in alcune regioni – lo stato stesso.”
L'impatto dei social media in Messico, da questo punto di vista, è stato fondamentale. I cittadini lo utilizzano in modo da difendersi dall'impotenza a cui sono costretti dalle istituzioni, comunicando, informandosi e condividendo informazioni sensibili, che non hanno altri modi di giungere a loro.
Si potrebbe dire quindi che esiste una moltitudine di giornalisti e blogger che quotidianamente diffonde notizie importanti e "censurate" attraverso i blog, Facebook e Twitter: Maria Elizabeth Macias era una di questi, ed è morta perchè voleva fare il suo mestiere senza scendere a compromessi.
Sulla realtà della criminalità in Messico, e di una delle città più pericolose al mondo, ovvero Ciudad Juàrez , consiglio un articolo di Vice.com, che racconta di come il rapporto tra narcos e polizia influenzi la quotidianità degli abitanti della città. Quest'articolo fornisce una chiave di lettura per capire la realtà della vicenda accaduta, descrivendo con chiarezza lo stato di insicurezza che vige in quelle zone. (Clicca su per leggerlo).

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